Amplificatore a BJT


IL TRANSISTOR: IL CUORE DI UN AMPLIFICATORE


CHE COS'È IL TRANSISTOR

Un transistor a giunzione bipolare (BJT) è un dispositivo a tre terminali costituito da materiale semiconduttore drogato e può essere usato in applicazioni di amplificazione o switching.

I transistor bipolari sono così chiamati poichè il loro funzionamento interessa sia gli elettroni che le lacune, al contrario di quelli unipolari in cui il flusso di cariche è di un solo tipo.

Sebbene una piccola parte della corrente del transistor è dovuta al flusso delle cariche maggioritarie, la maggior parte di essa è dovuta al flusso di quelle minoritarie, e quindi i BJT sono classificati come dispositivi a cariche minoritarie.


LA STRUTTURA FISICA

Un BJT è composto da 3 regioni di semiconduttori differentemente drogati: emettitore, base e collettore, connessi rispettivamente ai terminali E, B, C.

La base è fisicamente collocata tra emettitore e collettore ed è composta da materiale ad alta resistività, leggermente drogato.

Il collettore circonda la regione dell'emettitore, rendendo pressoché impossibile per gli elettroni iniettati nella base di fuggire. Una visione della sezione trasversale del BJT mostra come la giunzione base-collettore ha un'area molto più estesa rispetto a quella base-emettitore.


LA CORRETTA POLARIZZAZIONE

Il BJT, a differenza di altri transistor, è solitamente un dispositivo asimmetrico. Questo significa che interscambiando il collettore con l'emettitore il transistor passa dalla zona attiva all'interdizione.

Il collettore è leggermente drogato, al contrario dell'emettitore. Questo permette di polarizzare la giunzione collettore-base con una elevata tensione inversa senza raggiungere il breakdown. La suddetta giunzione è, normalmente, polarizzata inversamente.

La ragione per cui l'emettitore è pesantemente drogato è per incrementare l'efficienza d'iniezione dell'emettitore, ovvero il rapporto tra le cariche iniettate dall'emettitore e quelle iniettate dalla base.

Per ottenere un elevato guadagno di corrente, la maggior parte delle cariche iniettate nella giunzione base-emettitore devono provenire dall'emettitore.


IL BJT COME AMPLIFICATORE

Lievi variazioni della tensione applicata tra i terminali base-emettitore comportano un cambiamento significativo della corrente che scorre tra emettitore e collettore.
Questo effetto può essere utilizzato per amplificare la tensione o la corrente d'ingresso.
Pertanto i BJT si possono pensare come sorgenti di corrente controllate in tensione, anche se sono più semplicemente impiegabili come sorgenti di corrente controllate in corrente (ovvero amplificatori di corrente) grazie alla bassa impedenza di base.


AMPLIFICATORI A TRANSISTOR

La maggior parte degli amplificatori attualmente sul mercato non utilizzano più i tubi a vuoto, eccezion fatta per apparecchiature particolarmente costose.
I transistor hanno soppiantato le valvole in numerosi settori del campo elettronico per affidabilità e qualità; gli amplificatori a transistor sono pertanto molto diffusi e versatili.
Lo schema di base di un amplificatore a transistor non è molto diverso da quello di un amplificatore a valvola.
Nella pratica il transistor non opera in modo lineare, il che costringe ad operare una correzione mediante un segnale di bias applicato alla base del transistor: questo segnale costringe il transistor ad operare in una zona di linearità.
Il guadagno dell'amplificatore dipende sia dal tipo di transistor che dal circuito esterno, ed è fissato dal costruttore in fase di progetto.
Un amplificatore di qualità è generalmente costituito da uno stadio di ingresso nel quale sono presenti uno o più transistor che preamplificano il segnale per portarlo ad un livello tale da poter essere utilizzato da altri transistor, denominati finali, i quali alzano ulteriormente il livello di tale segnale che viene poi trasferito ad un diffusore acustico con caratteristiche adeguate alla potenza che l'amplificatore è in grado di erogare.
I transistor finali lavorando generano calore ed è per questo motivo che occorre montarli su un dissipatore (generalmente in alluminio) di dimensioni proporzionate alla potenza in watt da dissipare, il quale, per convezione, trasferisce all'ambiente il calore prodotto dalle giunzioni dei finali.

Tra i vantaggi di tale sistema si segnalano il costo, più contenuto grazie alla tecnica costruttiva, e la maggiore affidabilità. Il suono di un amplificatore a transistor è considerato ad alta fedeltà poiché la riproduzione è più accurata e meno soggetta a deperimento. Il suono è più secco, piatto, caratteristica ricercata e desiderata.



PROGETTO DI UN AMPLIFICATORE IN CLASSE B 

Per realizzare un amplificatore in classe B procediamo come spiegato in questo capitolo.

Sotto, lo schema completo del progetto.



Il punto A è circa a potenziale Vcc/2 per cui ammettendo che la Vcesat sia trascurabile, posso scrivere Vm=Vcc/2.

La potenza è quindi data da:

Pu= = possiamo quindi calcolare:


Vcc2=

Sulla Re supponiamo si perda circa il 10% della potenza sul carico per cui all'incirca:

Re=1/10*R1=0,8 Ω (valore commerciale: 0,82 Ω).


Possiamo quindi calcolare:

Vcc===16,8V


Possiamo usare 18V per tenere conto della Vce di saturazione (inoltre 18V è un valore più commerciale).

Dato che Pu=(Vm*Im)/2 si ha che Im=2Pu/Vm e ho assunto Vcesat e la caduta su Re è di circa 1,2V.

Per il calcolo di Im posso tener conto anche di un'altra equazione più esatta (quella preceduta non è sufficienti garanzie per l'imprecisione sulla Vr).

Pu=da cui:

Im== = 1,01 A


Possiamo calcolare la potenza dissipata dai finali:

Pd= F * Pu = 0,2 * 4,5= 0,9 watt


Questo in linea teorica; per essere più esatti conviene calcolare la Pd usando le formule esatte. Dallo studio del classe B si è ricavato che:


Pd=== 0,91 watt


Come si vede è maggiore del caso precedente. Scegliamo ora

la coppia dei finali fra quelli disponibili scegliamo la coppia

BD201-BD202 che supponiamo Icmax=8 A

e Pdmax=80 watt, per cui i limiti sono largamente sufficienti. Dalle caratteristiche ricavo Ibm e Vbem che mi servono anche per il dimensionamento del finale.


Ibm=15mA, Vbem=0,8V

Vim=Re*Im+Vbem=0,82*1,01+0,8=1,628V


Per D1 e D2 si possono scegliere due diodi al silicio, ad esempio 1N4148.
Per eliminare la distorsione incrociata ricavo l'equazione della maglia segnata in figura:




2Vγ + R5 * Icq' = 2VBEQ + 2 Re * ICQ (1)

ICQ' = Corrente del driver

ICQ = Corrente di riposo del finale (per evitare la distorsione incrociata)

VBEQ = VBE Di riposo del finale

Come ICQ si può scegliere di quella di picco:
ICQ = * 1,01 = 10,1 mA cui corrisponde una VBEQ ≈ 0,6V

R5 = (2)


La corrente del driver è decisa da ICQ' = Iim +.

Per la R' si può usare una formula approssimativa, dato che su di essa deve essere dissipata una potenza molto piccola rispetto alla PL , percui R' ≈ 10 RL (non deve essere troppo elevata per non creare troppa caduta di tensione).

R' = 10 * 8 ≈ 80 Ω (valore commerciale di 82 Ω).

Supponendo che la Vbe e la caduta su Re siano trascurabili possiamo scrivere che Vceq' percui posso, dall'equazione della maglia di uscita del driver, ricavare subito Vceq' ≈ R * Icq' = 9 V

da cui R = (ICQ' deve sottostare alla condizione ICE = Iim + =>

ICQ' – Iim = => RICQ' – Iim * R = Vim (RICQ = Vcc/2)

- Vim = R * Iim da cui posso calcolare R = = * 10 3 = 491 Ω   (valore commerciale di 470 Ω)


Calcolo quindi ICQ' = 15 * 10-3 + = 18,46 mA

Posso calcolare quindi R5 in base alla (1) (maglia 2):


R5 = = = ≈ 8,9 Ω (valore commerciale 8,2 Ω)

In sede realizzativa posso inserire un trimmer da 4,7 Ω per una taratura migliore.


Calcolo ora Re' in modo che su di essa cada circa 0,5 V percui:

Re' = = = 27 Ω


Facciamo la verifica per il driver:


VCEQ' = Vcc – [(R' + R) * ICQ' + 2 Vγ + R5 * ICQ' + Re' * ICQ'] = 18 – [10 + 1 + 0,151 + 0,5] =

18 – 11,65 = 6,35 V


La VCEQ' = è leggermente inferiore a quanto necessario perchè il driver non vada in saturazione, si puù diminuire R ed impiegare ad esempio 390 Ω .

In questo caso VCEQ'= 18- (7,4+1+1,152+0,5) ≈ 8 V (si vedrà poi in sede di verifica sperimentale).

Calcoliamo ora R3 ed R4. La potenza che deve dissipare il driver è calcolata con:

PD = VCEQ' * ICQ' ≈ 9*19*10-3 = 171 mW


Va bene anche un BJT non di potenza in grado di sopportare 171 mW e una corrente di circa 20 mA

Può andar bene il 2N1711 che ha dei limiti di corrente e tensione largamente sufficienti.

HFEmin = 100 non avendo dati più precisi e visto che la ICQ' è relativamente bassa assumo VBEQ=0,6V


Suppongo che la corrente del partitore sia molto maggiore di quella di base in modo da poterla trascurare:

IP= * (R3+R4) = 0,1*ICQ' ≈ 2 mA

(R3+R4) = = = 4,5 K

Per R4 scrivo la equazione della maglia segnata in figura:

IP' ≈ IP (trascuro la corrente di base).

R4*IP' = VBEQ' + RE*ICQ' = 0,6+0,5 = 1,1 V

R4 = * 103 = 550 Ω ( v.c. 560 Ω )

Quindi R3 = 4500 – 550 = 3950 (v.c. 3900 Ω )

Il progetto può dirsi a questo punto concluso, ovviamente in sede di verifica sperimentale saranno necessarie alcune modifiche per la messa a punto finale.

Fotografia dell'amplificatore assemblato: